martedì 17 aprile 2012

i bimbi ..stressati

Riporto di seguito un articolo trovato su "La Repubblica" del 15/04/2012 in quanto rappresenta bene le finalità "didattiche" che ci poniamo a Colleincanto.

Troppi pc e Playstation bimbi senza stress se riscoprono la natura


Ecco le 50 cose che si devono fare prima dei 12 anni


RO­SAL­BA CA­STEL­LET­TI
SE AVE­TE me­no di do­di­ci an­ni e non ave­te mai cor­so sot­to la piog­gia o guar­da­to l’in­ter­no di un al­be­ro, è be­ne che ini­zia­te a dar­vi da fa­re. A dir­lo è il Na­tio­nal Tru­st che, per schio­da­re i bam­bi­ni da com­pu­ter e tv, ha sti­la­to una li­sta di “50 co­se da fa­re pri­ma de­gli 11 an­ni e tre­quar­ti”.
CO­ME cam­mi­na­re in equi­li­brio su un tron­co ca­du­to o man­gia­re una me­la ap­pe­na col­ta: la mag­gior par­te dei ra­gaz­zi non l’ha mai fat­to. So­lo il 10 per cen­to ha mai gio­ca­to al­l’a­per­to con­tro la me­tà dei pro­pri ge­ni­to­ri. E un bam­bi­no su tre non si è mai ar­ram­pi­ca­to su un al­be­ro. Sta­ti­sti­che che han­no por­ta­to l’en­te bri­tan­ni­co a di­chia­ra­re guer­ra a quel­lo che il pe­da­go­gi­sta ame­ri­ca­no Ri­chard Louv ha chia­ma­to “di­stur­bo da de­fi­cit­di na­tu­ra”. «I bam­bi­ni stan­no per­den­do le gio­ie pu­re e il be­nes­se­re fi­si­co e men­ta­le che dan­no l’es­se­re ca­pa­ci di gio­ca­re al­l’a­ria aper­ta e lo spe­ri­men­ta­re la na­tu­ra in tut­to il suo caos», ha com­men­ta­to Fio­na Rey­nolds, di­ret­tri­ce ge­ne­ra­le del­la cha­ri­ty bri­tan­ni­ca per la tu­te­la dei be­ni cul­tu­ra­li e am­bien­ta­li. Se un tem­po gi­noc­chia sbuc­cia­te e pun­tu­re d’or­ti­ca era­no ri­schi al­l’or­di­ne del gior­no per i più pic­co­li, og­gi so­no dav­ve­ro po­chi quel­li che si av­ven­tu­ra­no fuo­ri di ca­sa. Col­pa — se­con­do una ri­cer­ca com­mis­sio­na­ta dal Tru­st — più dei lo­ro ge­ni­to­ri iper­pro­tet­ti­vi che del fa­sci­no di vi­deo­gio­chi e tv. «La per­cen­tua­le di bam­bi­ni che ha la li­ber­tà di gi­ron­zo­la­re sen­za la su­per­vi­sio­ne di un adul­to — pro­se­gue la Rey­nolds — è di­mi­nui­ta dal 90 per cen­to da­gli An­ni ‘70 a og­gi. Mol­ti adul­ti ri­cor­da­no an­co­ra l’e­mo­zio­ne di quei mo­men­ti. Bi­so­gna re­sti­tuir­la an­che ai lo­ro fi­gli».
Non è un ca­so se, per re­di­ge­re la pro­pria li­sta, il Na­tio­nal Tru­st ab­bia chie­sto ai pro­pri mem­bri di «con­di­vi­de­re le me­mo­rie d’in­fan­zia che ave­va­no fat­to ama­re lo­ro la na­tu­ra». I cin­quan­ta pun­ti non so­no al­tro che una se­le­zio­ne dei lo­ro 400 sug­ge­ri­men­ti. Per­ciò in­clu­do­no nu­me­ro­si pas­sa­tem­pi di una vol­ta, co­me or­ga­niz­za­re una ga­ra di lu­ma­che o cat­tu­ra­re una far­fal­la, sen­za pe­rò tra­la­scia­re sfi­de più tec­no­lo­gi­che co­me il “geo­ca­ching”, una cac­cia al te­so­ro ar­ma­ti di Gps.
Per aiu­ta­re i più pic­co­li a spun­ta­re gli obiet­ti­vi dal­la li­sta, che spa­zia­no dal co­strui­re un ri­fu­gio al­l’an­da­re a cac­cia di fos­si­li, il Na­tio­nal Tru­st ha re­clu­ta­to de­gli spe­cia­li “Ran­ger Eli­te”. Cin­que gio­va­ni — ri­bat­tez­za­ti per l’oc­ca­sio­ne l’Uo­mo al­be­ro, Ca­pi­tan sas­so, il Ra­gaz­zo ri­fu­gio, la Cac­cia­tri­ce di in­set­ti e Mi­da il cac­cia­to­re di te­so­ri — che il pros­si­mo fi­ne set­ti­ma­na met­te­ran­no le lo­ro abi­li­tà a di­spo­si­zio­ne del­le fa­mi­glie in 200 par­chi bri­tan­ni­ci che il Tru­st apri­rà gra­tui­ta­men­te al pub­bli­co. L’o­biet­ti­vo co­mu­ne a tut­te le at­ti­vi­tà pro­po­ste sa­rà re­sti­tui­re ai bam­bi­ni il rap­por­to con la na­tu­ra e aiu­tar­li a ri­sco­pri­re emo­zio­ni e sen­sa­zio­ni che la Play­sta­tion o la X-Box non pos­so­no da­re. «I bam­bi­ni che com­pio­no at­ti­vi­tà al­l’a­per­to — spie­ga Ste­phen Moss, au­to­re del rap­por­to com­mis­sio­na­to dal­la cha­ri­ty — co­no­sco­no più co­se, si sen­to­no e si com­por­ta­no me­glio, so­no più coo­pe­ra­ti­vi e più in sa­lu­te fi­si­ca­men­te».

L’intervista

Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo

“Giocare all’aria aperta è una terapia serve a non crescere ansiosi e depressi”

LON­DRA — «La Gran Bre­ta­gna co­me al­tri Pae­si nor­deu­ro­pei cer­ca da tem­po di pro­muo­ve­re i gio­chi al­l’a­per­to. L’I­ta­lia in­ve­ce re­sta in­die­tro». An­na Oli­ve­rio Fer­ra­ris, do­cen­te di Psi­co­lo­gia del­lo svi­lup­po al­la Sa­pien­za di Ro­ma e au­tri­ce in­sie­me al­la fi­glia Al­ber­ti­na del li­bro
A pie­di nu­di nel ver­de, ac­co­glie con fa­vo­re la cam­pa­gna del Na­tio­nal Tru­st bri­tan­ni­co.
Dot­to­res­sa, per­ché è im­por­tan­te che i bam­bi­ni gio­chi­no al­l’a­per­to?
«Per­ché sco­pri­re la na­tu­ra è un’at­ti­vi­tà più com­ples­sa di un vi­deo­gio­co. Coin­vol­ge tut­ti i sen­si. E poi il gio­co li­be­ro aiu­ta a im­pa­ra­re a pren­de­re de­ci­sio­ni, ri­sol­ve­re i pro­ble­mi, di­ven­ta­re si­cu­ri di sé, so­cia­liz­za­re, re­go­la­re le emo­zio­ni, con­trol­la­re la pau­ra e fron­teg­gia­re l’im­pre­vi­sto. Il gio­co è an­che te­ra­pia. Co­me ha ap­pu­ra­to Pe­ter Grey, gli ado­le­scen­ti che non han­no mai gio­ca­to al­l’a­per­to da adul­ti di­ven­ta­no de­pres­si, an­sio­si o nar­ci­si­sti».
È col­pa dei ge­ni­to­ri o dei vi­deo­gio­chi se i bam­bi­ni pas­sa­no più tem­po a ca­sa?
«Se toc­cas­se ai bam­bi­ni sce­glie­re, sta­reb­be­ro in mez­zo al­la na­tu­ra per­ché po­treb­be­ro pren­de­re ini­zia­ti­ve e, co­sa im­por­tan­te, se­gui­re i lo­ro tem­pi. I bam­bi­ni cer­ca­no i ri­schi per esplo­ra­re i lo­ro li­mi­ti. I ge­ni­to­ri so­no più pro­tet­ti­vi sì, ma la lo­ro pau­ra è in par­te giu­sti­fi­ca­ta per­ché i po­chi spa­zi gio­chi che ci so­no og­gi so­no me­no si­cu­ri e me­no sor­ve­glia­ti. Ad ave­re la col­pa so­no le am­mi­ni­stra­zio­ni lo­ca­li che non han­no ca­pi­to che il gio­co è un bi­so­gno rea­le».


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