mercoledì 21 novembre 2012

L' importanza del gioco , Incontro con le psicologhe

Domenica 18 novembre,abbiamo avuto il piacere di ospitare nella nostra saletta conferenze,un interessante incontro dedicato al gioco e tenuto dalle psicologhe Giulia Orsolini e Alessandra Viviani.
Per le mamme e i papà che non hanno potuto essere qui con noi,ecco una breve restituzione della discussione.
Per conoscerci Giulia e Alessandra,ci hanno chiesto quali erano le parole che spontaneamente,associavamo al termine”Gioco”.
Tante sono state le risposte,qui ne elenco alcune:


-Fantasia
-Relazione
-Libertà di espressione
-Regole
-Sporcarsi
-Movimento
-Creatività
-Logica

Già con questi termini,si può intuire che l’importanza del gioco non è tale solo per i bambini ma anche per gli adulti,sia per il  loro vissuto infantile che per il loro presente.
Giocare è un’esigenza che coinvolge tutti,dai più piccoli ai più grandi e purtroppo la mancanza di tempo e di spazi adeguati pone gli adulti nella condizione di allontanarsi sempre di più da dimensioni giocose.
Il gioco ci permette di sperimentare facoltà di pensiero in un ambito protetto,in cui la vittoria o la sconfitta non mettono a repentaglio aspetti vitali della nostra esistenza,nonostante questo il “gioco” è un’attività estremamente seria.
E allora perché non riprenderne in mano le fila proprio grazie alla richiesta dei nostri bambini di giocare con loro?
Il gioco del bambino è certo diverso da quello dei grandi,ma a maggior ragione riveste un’importanza fondamentale nella formazione e nello sviluppo del pensiero,per questo possiamo dire che il “gioco” è il “lavoro” dei nostri bambini.
 A seconda dell’età i bambini prediligono un tipo di gioco piuttosto che un altro;così i piccoli fino ai 2/3 anni saranno intenti a esplorare il mondo attraverso prove di pesi,misure,consistenza utilizzando i loro sensi.
Dai tre ai 6/7 anni assisteremo alla nascita e allo sviluppo dei cosiddetti “giochi di ruolo” in cui il “far finta” di essere qualcuno che non si è (la parrucchiera,la mamma,il dottore)li pone nella condizione di allenarsi ai ruoli sociali,alla convivenza con la realtà che li circonda.
Dagli 8 anni fino alla prima adolescenza invece,assistiamo a forti cambiamenti anche nell’ambito del gioco,che si fa meno fantastico ma diventa terreno di sperimentazione per relazioni più “adulte”.
In tutte queste fasce di età il gioco può essere condotto da soli,in compagnia di coetanei o con degli adulti.
In queste tre situazioni compaiono modalità e sviluppi completamente diversi,che il bambino utilizza per costruire le sue categorie di pensiero in cui si affacciano sia facoltà logiche che creative e affettive.
E’ importante,per la crescita armoniosa dei nostri bambini,che sia data loro la possibilità di sperimentare tutte e tre le situazioni di gioco in modo da permettere loro una più vasta gamma di possibilità conoscitive.
Il gioco è uno strumento che ci permette di accedere a un benessere generale,che una volta sperimentato rimarrà nella nostra memoria accompagnandoci anche in età adulta.
Quali erano i nostri giochi?Che bambini siamo stati noi?Dove e con chi giocavamo?Su questi interrogativi posti dalle psicologhe,le risposte dei presenti hanno aperto un argomento critico riguardante l’impossibilità dei nostri figli di giocare per strada,di giocare senza un diretto e condizionante controllo da parte di adulti,come facevano le generazioni precedenti.
Purtroppo oggi i bimbi sperimentano il gioco in situazioni molto controllate,in cui magari c’è anche la necessità che non facciano troppo rumore e questo li può privare di quella spontaneità che rende tanto prezioso l’atto di giocare.
Le nostre psicologhe ci esortano,ricordandoci che per tutto questo entrano in campo le scelte di noi genitori….perchè decidere per esempio di passare una giornata all’aria aperta offre molte più esperienze dirette,e spunti di gioco,che non stare davanti a un gioco elettronico!
Per il loro  prezioso e delicato contributo nel nostro viaggio genitoriale le ringraziamo augurandoci di rivederle presto magari con qualche altro spunto di discussione.

Cristina Guerra
 
 
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